© 2015-2020 Tutti i diritti riservati

webmaster contact me

  Ambra Mattioli Art Performer, Musician, Writer, Painter, Cabinetmaker Designer

  • Facebook Ambra Mattioli
  • YouTube Ambra Mattioli
  • LinkedIn Ambra Mattioli
  • Youtube Aladdin Insane
  • Facebook - Bianco Circle
Aladdin Insane David Bowie Tribute
  • Ambra Mattioli

Il Decadentismo e le radici di 1.Outside #1 (IT/EN)

Aggiornato il: 5 ott 2019


Prima parte del mio articolo pubblicato su davidbowieblackstar.it, sulle radici culturali del capolavoro nascosto di David Bowie 1.Outside... argomento ostico e controverso.

Era il 1995 e di futuro si parlava in OUTSIDE, ma di un futuro oscuro; di una società distopica dell’anno 1999, decadente e corrotta in cui l’omicidio e la mutilazione di corpi umani sono l’ultima tendenza di una forma d’arte degenerata.


In questo futuro, il detective Nathan Adler si aggira tra i bassifondi neogotici di una grande città e indaga su una serie di omicidi rituali a sfondo artistico. Le indagini di Adler (che si definisce un hacker di computer), lo portano sulle tracce di Ramona A. Stone, una quarantenne sedicente artista e, a detta dei suoi accoliti, tirannica e futurista sacerdotessa del Centro Caucasico dei Suicidi, la quale colleziona nel suo negozio abomini e parti centrali amputate di corpi. Altri oscuri personaggi si aggirano nell’inquietante bassofondo suburbano. Minotauro l’Artista (a sua volta aspirante opera d’arte, in progressiva fase di smembramento). Il triste 78enne, Mr. Algeria Touchshriek, commerciante in droghe artistiche, e parecchio disturbato. Leon Blank, giovane maschio di razza mista, pregiudicato, che adesca la giovane vittima, Baby Grace Blue, personaggio chiave della storia. E’ la quattordicenne Baby Grace nel cui braccio Minotauro introduce 16 aghi di liquidi conservanti, coloranti, anestetici e droghe “interessanti”. Con l’ultimo ago le asporterà tutto il sangue. Successivamente le sue parti sezionate saranno esposte e ammirate come opera d’arte. Ma si tratta davvero di arte? Quali sono le radici storiche cui attinge Bowie e quali son gli artisti di riferimento, ma soprattutto cos’è il Decadentismo?

QUADRO STORICO: IL DECADENTISMO

Il Decadentismo, nato inizialmente solo come corrente letteraria, viene poi considerato una vera e propria forma di cultura e di civiltà artistico-letteraria. In pittura si definisce Decadentismo, la corrente d’arte che si sviluppa e si incrocia con le opere degli artisti Simbolisti che operavano fra il 1880 e la Prima Guerra Mondiale e che si esprimevano attraverso immagini simboliche, forme preziose, prediligendo soggetti strani e artificiosi. Il movimento trova corrispettivi in correnti che presero nomi diversi a seconda del paese in cui si svilupparono, come il Liberty o Stile Floreale in Italia, L’Art Nouveau in Francia, lo Jugendstil in Germania, la Secessione in Austria, Modern Style in Gran Bretagna e Modernismo spagnolo in Spagna. Nasce negli ultimi decenni del XIX secolo in Francia, nei locali frequentati da giovani artisti, pittori, poeti e musicisti che cercavano di farsi notare con opere stravaganti, che avevano lo scopo di scioccare il pubblico. D’altra parte il termine “Decadenza” dava proprio l’immagine di un mondo e di una società che stava andando in pezzi, come effettivamente fu con lo scoppio della prima Guerra Mondiale. Dal punto di vista letterario il Decadentismo, affermatosi come reazione al Naturalismo, rivela la precisa esigenza di esprimere la propria vita interiore e l’esplorazione del subconscio. La nuova spiritualità si riallaccia a due motivi essenziali del Romanticismo: il sentimento ossessivo del mistero e l’irrazionalismo. La ragione è decisamente ripudiata non più in nome del sentimento, ma dell’affermazione delle forze oscure del subconscio. Con la ragione è possibile vedere solo l’apparenza, per questo i decadentisti la rifiutavano come unico strumento di conoscenza. Questa visione del mondo produce nell’arte una rivoluzione radicale, nel contenuto e nelle forme, che potremmo riassumere nei termini di simbolismo e misticismo estetico.

IN GENERALE

Nell’arte europea il comportamento artistico non è un acceleratore di emozioni ma presa di coscienza, atto antropologico, atteggiamento critico e produzione di immagini allegoriche tese al recupero di una più ampia dimensione antropologica (Beuys, Pisani, Chiari, Sieverding, Rainer, Ontani, Abramovic, Ulay, Rinke, Luthi, Zaza). Il trend internazionale favorisce la formazione di numerose “tribù dell’arte”, gruppi di artisti di diversi paesi che hanno rinnovato linguaggi e comportamenti collettivi, incidendo nel tempo sulla mentalità delle nuove generazioni di artisti e sul costume sociale. Esse si caratterizzano per lo sconfinamento dello specifico attraverso operazioni di aggregazione e contaminazione di diversi linguaggi nel desiderio di accorciare la distanza fra arte e vita e sintonizzando su un unico alto registro etica ed estetica. Tali gruppi sono: Lettrismo (1947), Situazionismo (1952), Gutai (1954), Happening (1959), Fluxus (1961), Azionismo Viennese (1965) con Hermann Nitsch, Factory (1963) con Andy Warhol.

Gli artisti di queste tribù hanno operato fuori o ai margini del sistema dell’arte internazionale, preferendo realizzare i propri interventi in spazi alternativi ai musei e alle gallerie tradizionali e investendo con la propria energia creativa luoghi e pubblico in maniera radicale e coinvolgente. Spesso le opere evidenziano il valore del processo creativo più che un prodotto formale definito e rifinito. Alla fine la produzione artistica consiste nella fondazione di un’etica del fare più che di un’estetica del formare. Tali tribù hanno attraversato senza alcun patetico anacronismo gli spazi sovraffollati e anonimi della metropoli moderna segnalando il valore della solidarietà, degli artisti tra loro e di questi col pubblico. Dopo gli anni ’70 l’arte pervade spazi di fruizione che allargano il campo della sensibilità individuale e sociale, ponendosi in sostanza specularmente, antagonisticamente alla realtà. L’arte conserva una valenza funzionale e funzionalista che l’assimila all’ideologia tout-court, alla psicanalisi e alle scienze del proprio progetto, delle antinomie e degli scarti negativi del mondo.

Sotto la suggestione del ’68, l’arte ipotizza la possibilità di una pratica artistica che riesca a darsi come omologo ed immagine dei primi esempi di guerriglia che cominciano a manifestarsi nelle grandi città europee ed americane. In un’area di sconfinamento tra teatro e performance agiscono rispettivamente Pistoletto ed il Living Theatre di Julian Beck e Judith Malina, un tentativo di coniugare insieme arte e vita negli spazi alternativi della quotidianità. Sostanzialmente gli artisti degli anni Settanta hanno vissuto, in quest’ottica, il dramma della politica e della natura. Un atteggiamento che ha portato gli artisti a considerare la natura come riferimento rigenerante e liberatorio, in opposizione all’ambito sociale repressivo e artificiale. La pratica del ‘naturale’ diventa il dispositivo che permette di dare un colore politico all’arte. L’arte diventa il nascondiglio, il luogo di un’ideale indeterminazione, che permette all’artista di sentirsi superbamente al riparo dalla condizione utilitaristica del mondo. Ad una realtà designata in ogni sua funzione, interamente nominata, l’artista risponde con opere che portano “senza titolo”, che dovrebbe preservare l’arte da ogni cattura mondana, contrariamente alla grande lezione di Duchamp. Perché questa indeterminazione aumenti, l’arte degli anni Settanta accentua la sua preferenza verso i linguaggi astratti e non figurativi, nella convinzione che tale scelta qualifichi il suo operato in una direzione che, riferendosi ai suoi antenati dell’astrattismo storico, riafferma la sua connotazione progressista.

L’arte degli anni Settanta invece non si dà più come pura presentazione grammaticale dei materiali, ma in un atteggiamento più sapientemente culturale. Infatti prevale una tensione verso la rappresentazione, la narrazione figurativa che riporta il riferimento della natura nell’ambito della citazione, del recupero culturalizzato e dunque filtrato dalla memoria storica dei linguaggi dell’arte.

(TO BE CONTINUED...)



- - - - - - - - - - E N - - - - - - - - - -



The "Decadentism" and the roots of 1.Outside # 1


This is the first part of my article about the cultural roots of David Bowie's hidden masterpiece 1.Outside - a difficult and controversial topic - published on the web site davidbowieblackstar.it


It was 1995 and there was talk about the future in OUTSIDE, a dark future: a dystopian society in the year 1999 decadent and corrupt in which the murder and mutilation of human bodies are the last tendency of a degenerate form of art.

In this future, detective "Nathan Adler" wanders through the neo-Gothic slums of a large city and investigates a series of artistic ritual murders. The investigations of Adler (who calls himself a computer hacker), lead him to the tracks of "Ramona A. Stone", a forty-year-old so-called artist, according to her acolytes a tyrannical and futurist priestess of the Caucasian Center of Suicides that collects in her shop abominations and amputated parts of bodies. Some other obscure characters roam in this disturbing suburban lowland. "Minotaur the Artist" (in turn aspiring to become a work of art himself, going on in a progressive phase of self-dismemberment). The sad 78-year-old Mr. "Algeria Touchshriek", a trader in artistic drugs, and quite disturbed. "Leon Blank", a young mixed-race male, who lures the young victim "Baby Grace Blue": a key figure in the story. She is the fourteen-year-old Baby Grace in whose arm Minotaur introduces 16 needles of preserving liquids, dyes, anesthetics and "interesting" drugs. With the last needle, he will remove all the blood. Subsequently her sectioned parts will be exhibited and admired as a work of art. However, is it really art?


What are the historical roots to which Bowie draws and which are the reference artists, but above all, what is "Decadentism"?


HISTORICAL CONTEXT: DECADENTISM

Decadentism, initially born only as a literary current, is later considered a true form of artistic and literary culture and civilization. In painting, Decadentism is defined the current of art that develops and intersects with the works of the Symbolist artists who operated between 1880 and the First World War and who expressed themselves through symbolic images and precious forms, favoring strange and artificial subjects. The movement finds correspondence in currents that took different names depending on the country in which they developed, such as the "Liberty" or "Floral Style" in Italy, the "Art Nouveau" in France, the "Jugendstil" in Germany, the "Secession" in Austria, "Modern Style" in Great Britain and "Spanish Modernism" in Spain. It was born in the last decades of the nineteenth century in France, in places frequented by young artists, painters, poets and musicians who tried to get noticed with extravagant works, which had the aim of shocking the public. On the other hand, the term "Decadence" gave the very image of a world and a society that was falling apart, as it actually was with the outbreak of the First World War.

From the literary point of view, the Decadentism, established as a reaction to Naturalism, reveals the precise need to express one's inner life and the exploration of the subconscious. The new spirituality is linked to two essential reasons of Romanticism: the obsessive feeling of mystery and irrationalism. Reason is decidedly repudiated no longer in the name of sentiment, but of the affirmation of the dark forces of the subconscious. With reason it is possible to see only appearance, which is why the decadentists rejected it as the only instrument of knowledge. This vision of the world produces in art a radical revolution, in content and in forms, which we could summarize in terms of symbolism and aesthetic mysticism.


IN GENERAL


In European art the artistic behavior is not an accelerator of emotions but an awareness, an anthropological act, a critical attitude and the production of allegorical images aimed at the recovery of a wider anthropological dimension (Beuys, Pisani, Chiari, Sieverding, Rainer, Ontani, Abramovic, Ulay, Rinke, Luthi, Zaza). The international trend favors the formation of numerous "tribes of art", groups of artists from different countries who have renewed collective languages ​​and behaviors, affecting over time the mentality of new generations of artists and social customs. They are characterized by the crossing of the specific through aggregation and contamination of different languages ​​in the desire to shorten the distance between art and life and tuning on a single high ethical and aesthetic register. These groups are Lettrismo (1947), Situationism (1952), Gutai (1954), Happening (1959), Fluxus (1961), Viennese Actionism (1965) with Hermann Nitsch, Factory (1963) with Andy Warhol.

The artists of these tribes have worked outside or on the margins of the international art system, preferring to carry out their interventions in alternative spaces to traditional museums and galleries and investing places and public in a radical and engaging way with their own creative energy. Often the works highlight the value of the creative process rather than a formal and refined product. In the end the artistic production consists in the foundation of an ethic of doing rather than of an aesthetic of training. These tribes have crossed the overcrowded and anonymous spaces of the modern metropolis without any pathetic anachronism, signaling the value of solidarity, of the artists among them and of them with the public. After the 1970s, art pervaded spaces of enjoyment that broadened the field of individual and social sensitivity, essentially placing itself in a mirror image, antagonistically to reality. Art retains a functional and functionalist value that assimilates it to the ideology tout-court, to psychoanalysis and to the sciences of its own project, of the antinomies and negative deviations of the world.

Under the suggestion of '68, art hypothesizes the possibility of an artistic practice that manages to give itself as a counterpart and image of the first examples of guerrilla warfare that begin to manifest itself in the great European and American cities. In an area of ​​encroachment between theater and performance, Pistoletto and the Living Theater of Julian Beck and Judith Malina act respectively, an attempt to combine art and life together in the alternative spaces of everyday life. Basically the artists of the Seventies lived in this perspective the drama of politics and nature. An attitude that has led artists to consider nature as a regenerating and liberating reference, in opposition to the repressive and artificial social sphere. The practice of 'natural' becomes the device that allows us to give a political color to art. Art becomes the hiding place, the place of an ideal indeterminacy, which allows the artist to feel superbly sheltered from the utilitarian condition of the world. To a reality designated in all its functions, entirely named, the artist responds with works that carry 'untitled', which should preserve the art from every worldly capture, contrary to the great lesson of Duchamp. In order for this indeterminacy to increase, the art of the 1970s accentuates its preference for abstract and non-figurative languages, in the belief that this choice qualifies its work in a direction that, referring to its ancestors of historical abstraction, reaffirms its connotation progressive.

The art of the seventies, on the other hand, is no longer given as a pure grammatical presentation of the materials, but in a more wisely cultural attitude. In fact, a tension towards representation prevails. A tension towards the figurative narrative that shows the reference of nature in the context of the quotation, of the culturalized recovery filtered by the historical memory of the languages of art.


(TO BE CONTINUED ...)



14 visualizzazioni